Le più eleganti, belle e professionali d'Europa.
Come lavoravano le donne negli stabilimenti Olivetti dei primi anni 60'.
La giornalista Michèle Aumont nel 1950 denunciava le condizioni vergognose delle operaie nei luoghi di lavoro in Europa, specialmente nelle fabbriche parigine....:
Così scriveva:
- "Generalmente i peggiori posti di lavoro (paga estremamente bassa, stabilimento situato in località difficilmente raggiungibile, locali non riscaldati, ecc.) sono riservati alle donne”.
“Alle donne si affidano i lavori monotoni e mal pagati e si manifesta sfiducia nei rari casi in cui vengono loro affidati lavori un poco più importanti”, anche se “infiniti sono i lavori che si affidano alle donne in considerazione della loro sveltezza, della agilità delle loro mani".
L'Italia invece era all'avanguardia ...
A testimonianza di cio' nel giugno 1962 la Direzione aziendale dell'Olivetti incarica il fotografo Ugo Mulas di realizzare un servizio sulla donna in fabbrica e il giornalista Domenico Tarantini sul n. 80 (marzo 1964) di “Notizie Olivetti” pubblicò obiettivamente e giornalisticamente un compendio del suo sopralluogo.
Così scriveva:
- "Le condizioni del lavoro femminile in Olivetti sono ben diverse da quelle descritte per l’industria parigina. Gli ambienti di lavoro sono assai più moderni e gradevoli; l’organizzazione dei processi produttivi è abbastanza flessibile e attenta alle esigenze personali delle lavoratrici.
In fabbrica non si segnalano particolari discriminazioni tra lavoro femminile e maschile, mentre l’articolato sistema dei servizi sociali offerti dall’Azienda contribuisce a migliorare la condizione del lavoro della donna, offrendo una più facile soluzione dei vari problemi legati alla maternità e all’infanzia".
Nel Bel Paese ogni attento lettore contemporaneo di quell'illustre periodo non provava nè meraviglia nè stupore nel leggere quelle lodi.
L'Italia era questo, Adriano Olivetti era questo !... e la società operaia godeva di questo .
Il lavoratore si sentiva partecipe al successo dell'azienda e il capo di essa si comportava con loro come un buon padre di famiglia.
Come lavoravano le donne negli stabilimenti Olivetti dei primi anni 60'.
La giornalista Michèle Aumont nel 1950 denunciava le condizioni vergognose delle operaie nei luoghi di lavoro in Europa, specialmente nelle fabbriche parigine....:
Così scriveva:
- "Generalmente i peggiori posti di lavoro (paga estremamente bassa, stabilimento situato in località difficilmente raggiungibile, locali non riscaldati, ecc.) sono riservati alle donne”.
“Alle donne si affidano i lavori monotoni e mal pagati e si manifesta sfiducia nei rari casi in cui vengono loro affidati lavori un poco più importanti”, anche se “infiniti sono i lavori che si affidano alle donne in considerazione della loro sveltezza, della agilità delle loro mani".
L'Italia invece era all'avanguardia ...
A testimonianza di cio' nel giugno 1962 la Direzione aziendale dell'Olivetti incarica il fotografo Ugo Mulas di realizzare un servizio sulla donna in fabbrica e il giornalista Domenico Tarantini sul n. 80 (marzo 1964) di “Notizie Olivetti” pubblicò obiettivamente e giornalisticamente un compendio del suo sopralluogo.
Così scriveva:
- "Le condizioni del lavoro femminile in Olivetti sono ben diverse da quelle descritte per l’industria parigina. Gli ambienti di lavoro sono assai più moderni e gradevoli; l’organizzazione dei processi produttivi è abbastanza flessibile e attenta alle esigenze personali delle lavoratrici.
In fabbrica non si segnalano particolari discriminazioni tra lavoro femminile e maschile, mentre l’articolato sistema dei servizi sociali offerti dall’Azienda contribuisce a migliorare la condizione del lavoro della donna, offrendo una più facile soluzione dei vari problemi legati alla maternità e all’infanzia".
Nel Bel Paese ogni attento lettore contemporaneo di quell'illustre periodo non provava nè meraviglia nè stupore nel leggere quelle lodi.
L'Italia era questo, Adriano Olivetti era questo !... e la società operaia godeva di questo .
Il lavoratore si sentiva partecipe al successo dell'azienda e il capo di essa si comportava con loro come un buon padre di famiglia.
Di seguito alcune foto con descrizione a testimonianza di quanto scritto...

I

L'operaia alimenta due macchine a tavola rotante per la lavorazione di gruppi macchine per scrivere; intanto, si protegge la gonna con una copertina.

Operaia al lavoro in un reparto degli stabilimenti ICO di Ivrea per montare alcune parti di una macchina per scrivere.


Negli anni ’60 la presenza femminile in fabbrica non si limita alle operazioni di montaggio, ma riguarda anche varie lavorazioni meccaniche, come nel caso dell’operaia Romilda che con un trapano manuale provvede alla alesatura di un mozzo.

Operazioni di collaudo di una macchina per scrivere elettrica in uno stabilimento ICO di via Jervis a Ivrea.
In un reparto degli stabilimenti ICO di Ivrea alcune operaie sono intente a montare i cestelli portacarattei e di una macchina per scrivere.

In un reparto degli stabilimenti ICO di Ivrea un’operaia lavora alla produzione di componenti di macchine per ufficio con l’uso di una fresatrice.




Un’operaia si intrattiene con un compagno di lavoro in una pausa delle operazioni di montaggio presso gli stabilimenti ICO di Ivrea.








Camillo Olivetti in una storica foto di gruppo con i suoi dipendenti uomini e donne a testimonianza della vicinanza professionale ed umana verso quest'ultimi. Adriano Olivetti raccolse quest'apprezzata particolarità dal padre fin dai primi giorni in cui prese in mano le redini dell'azienda.
Note: Tutte le immagini di quest'articolo appartengono al sito www.storiaolivetti.it